Moon Duo – Shadow of the Sun ****

4 sirenette

A cura di Massimiliano Marra & Sabrina Scoletta – Radio JungleCiani

Moon Duo è un gruppo che si è formato nel 2009 a San Francisco, in California (inizialmente ispirato dal leggendario duo formato da John Coltrane e Rashied Ali) ed è composto Ripley Johnson (dei Wooden Shjips) e Sanae Yamada.
Il loro primo singolo, uscito nel 2009, intitolato “Killing Time”, e il loro secondo singolo intitolato “Escape”, uscito nel 2010, sono stati acclamati dalla critica.
Il loro primo album, registrato a San Francisco e mixato a Berlino, nel 2010, intanto che la band si trasferiva fra le montagne del Colorado, con note molto più luminose dei primi due singoli, esprime il loro vero essere, un guardare l’orizzonte ed andarvici incontro.
Nell’isolamento invernale in Colorado, e un viaggio lungo sei mesi fra diverse tappe, nasce l’album “Circle”, registrato nei primi mesi del 2012, di nuovo inciso a San Francisco e poi mixato a Berlino, questo full-lenght mostra tutta la filosofia di vita del duo, che citando Ralph Waldo Emerson dicono: “l’occhio è il primo cerchio; l’orizzonte che questo forma, è il secondo;
E nella natura, questa figura primaria, è ripetuta all’infinito”.
Andiamo ora, dopo questa piccola introduzione, ad analizzare più attentamente il loro ultimo album, uscito nel 2015, intitolato: Shadow of the Sun.
La psichedelia si fa strada con “Wilding”, brano allegro, colorato, ritmo incalzante. Ma ecco arrivare la misteriosa “Night Beat”, che a nostro parere è la migliore del disco. I bassi analogici, i beat ripetitivi, i synth, le parti vocali e gli assoli tastieristici fanno pensare a un trip al gusto di caramelle colorate degli anni ’60.
“Free the Skull” ha un sapore più cupo ma pur sempre allucinogeno, vocals molto indie. Fantastici in tutto l’album gli assoli già citati prima e ben rappresentati in questa traccia, assoli di tastiere ma anche di chitarra, eseguiti sopra il tappeto sonoro di riverbero ed effetti strambi.
In “Zero” è più presente il basso e i momenti lasciati alla chitarra prendono un’atmosfera mistica.
“In a Cloud” è lenta e cadenzata, piacevole all’ascolto, mentre in “Thieves” il trasporto emotivo (o il trip?) si fa più grande, e in “Slow Down Low” si hanno riff orientati al punk.
Ed eccoci giunti a “Ice”, una delle canzoni meglio riuscite e che rimangono più impresse. Sonorità calde e fantasiose ci avvolgono per poi scioglierci come gelati. Arriviamo a note più dure e psy-punk con “Animal” e concludiamo con la bonus-track “Cross the Way”, simpatica traccia movimentata.
Complessivamente trovo che il lavoro di questo bizzarro duo lunare proponga musica interessante e originale, anche se semplice e ripetitiva (ma d’altronde che disco psych-rock sarebbe se no?). Forse per coloro che si avventurano nelle sonorità dei Moon Duo per la prima volta quest’album parrà strano e sarà faticoso entrare nel mondo di Shadow of the Sun, ma per quelli più abituati sarà senz’altro una bella esperienza.